Gente di liczin

   Personaggi immaginari per descrivere la realtà. (spin off del blog liczin)

 



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Nota - Questi racconti sono ispirati alla realtà: solo nomi, fatti, luoghi e personaggi sono inventati.
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giovedì, 26 novembre 2009
 

Non dimenticare

Il dottor Spatazzo e l’imprenditore Zampaò sorseggiano il caffè, guardando il passeggio fuori della vetrina. C’è una manifestazione contro la mafia.
- Certo che tutte queste targhe, i monumenti, i nomi delle piazze…
- Mh, quali?
- Quelli dei giudici, dei giornalisti...
- Eh, e allora?
- Una bella rottura, li fanno diventare degli eroi… e li ricordano dappertutto.
- E rottura di cosa? Li ricordino pure, li ricordino sempre.
- Ma come? Credevo che…
- Ricordino pure che fine fanno. Per qualche eroe… sai gli altri che fanno? Si fanno i fatti loro. Finito il corteo tornano a casa, al lavoro, e si fanno i fatti propri.
Adesso venga dottore, sennò finisce che non facciamo in tempo per il comizio.
postato da liczin | 00:41 | commenti


domenica, 22 novembre 2009
 

Piccoli segni importanti

L’ingegner Ghirf nel suo spoglio ufficio dei Servizi, per sentirsi meno solo guardava i numeri di telefono scorrere sul suo schermo. Guardava quante volte tornava un numero identico nella lista delle telefonate. E in quei numeri apparentemente indifferenti riconosceva un sorriso o delle lacrime, un volto mai visto, uno sguardo mai incrociato. Una persona.

E si sentiva un po’ meno solo. E sperava che quei numerini, per quanto poco potessero essere, non smettessero mai.

postato da liczin | 22:59 | commenti (1)


lunedì, 16 novembre 2009
 

Ma mi pensi...

La signorina Guinilde sa che il dottor Kollwerth pensa a lei tutti i giorni, tutte le ore, tutti i minuti. Lo sa. Quello che non capisce è se è solo per mandarla a fanculo.
postato da liczin | 09:51 | commenti


domenica, 15 novembre 2009
 

Sono qui...

Il signor Garbonzo aveva voglia di morire, ma senza farlo apposta.
Aveva responsabilità, persone che gli volevano bene, cose che dipendevano da lui, e allora non si sarebbe perdonato di cercare la morte.
Così faceva la vita solita, niente di anormale, con la normale prudenza di chiunque altro, però con l’intima speranza che un cornicione improvviso gli piombasse sulla testa, che un pirata della strada lo travolgesse uccidendolo sul colpo. E invece niente, neanche un infarto.
Tornava tutte le sere a casa, appendeva il cappotto all’attaccapanni: “com’è andata oggi?”
“Mah, sono qui…”
postato da liczin | 18:45 | commenti


venerdì, 13 novembre 2009
 

Scoperte che si possono fare con un bicchiere di carta in mano

Il giovane Bernardo si accorse quella sera che a volte anche ad essere in mezzo a una festa, con la musica e la birra buone, con amici spiritosi e pizzette saporite, a volte basta che manchi una persona per essere soli.
postato da liczin | 01:20 | commenti (1)


giovedì, 12 novembre 2009
 

Cos'è questa cosa

“Ma l’amore è un’altra cosa.”
Gli piace così, a Gennaro: d’essere sentenzioso.
“Un’altra da che?”
“Da qualsiasi cosa, da tutto, persino da sé stesso.”
Cambio discorso. A lui piace così, di dire frasi troppo profonde, così profonde da non avere fondamento.
Perché non è così: l’amore è proprio quello.
postato da liczin | 00:50 | commenti


mercoledì, 11 novembre 2009
 

Vita di m...

Giacomino non è un fanatico dei social network, si collega solo pochi minuti al giorno, tradizionalmente la mattina quando va in bagno.
Così, nella casella del “cosa sta facendo” c’è una lunga sequenza ininterrotta della stessa frase. Così a vederla da lì la vita di Giacomino sembra un’unica, lunghissima e ininterrotta defecazione.
postato da liczin | 14:14 | commenti


martedì, 10 novembre 2009
 

Amare i propri nemici

Don Mariano è infuriato: “Simbolo culturale un caspita!”
I genitori degli alunni non sanno dove guardare, davanti all’anziano padre si sentono degli scolaretti, seduti nella classe dei loro figli cercano di rendersi invisibili. Non l’hanno mai visto così furioso.
“Io lo so perché mandate i vostri figli alla scuola parrocchiale. È perché non ci sono gli extracomunitari, gli zingari, e non mi venite a raccontare menate!
Ed è lo stesso motivo per cui vi ergete a difensori del crocifisso. Per stabilire che gli italiani “veri” sono quelli abituati a dimenticare il crocefisso appeso, a vederlo lì che prende polvere senza più notarlo. Lo usate per tener fuori gli altri.
E invece no, caspita! Non è un simbolo “culturale” da usare contro! È un simbolo di Dio! E significa amore ecumenico: amore per tutti!
Voi fate sacrilegio! Primo perché degradate Dio a “simbolo culturale”, e poi perché lo strumentalizzate contro i vostri fratelli, per escluderli! Vergognatevi!
Quello che fate all’ultimo dei vostri fratelli lo fate a Cristo! Voi volete tener fuori dal vostro benessere Cristo stesso! E usate il suo simbolo per farlo!
Cazzo!”
Nessuno l’aveva mai sentito pronunciare una parola del genere, e nessuno lo sentirà più: l’anziano Don Mariano al culmine della sua ira si piega sulla cattedra, caracolla in terra; nonostante la rapidità nei soccorsi muore il giorno dopo all’ospedale senza riprendere conoscenza.
“Cazzo” rimarrà la sua ultima parola.
E i genitori dei suoi alunni non capiranno che Don Mariano avrebbe voluto toglierlo il crocefisso dalle classi, non capiranno che Don Mariano stava per accogliere gratis nella scuola parrocchiale i bambini del campo rom e che avrebbe insegnato senza tonaca, perché l’insegnamento cristiano è l’esatto contrario della loro ipocrita “difesa della cultura”. Non capiranno che la “difesa delle radici cristiane” contro chi non le ha (o la loro imposizione) è l’esatto contrario del cristianesimo.
Non sanno neanche cosa vuol dire "sepolcri imbiancati".
postato da liczin | 08:15 | commenti (2)


lunedì, 09 novembre 2009
 

Ultimo amore

Il signor Linardo chiude il suo libro, lo appoggia sul tavolino vicino al telefono e si appoggia allo schienale. Ritirerà la maglia. Si rende conto il signor Linardo che non avrà più un centravanti così.
Mai più così.
postato da liczin | 09:49 | commenti


domenica, 08 novembre 2009
 

L'avevo detto io...

Per più di sette mesi la signora Niobe accusò il signor Mino di avere impulsi violenti verso di lei, tutti i giorni, molte volte al giorno. Per sette mesi e mezzo. Poi il signor Mino non ci vide più: le gridò delle parolacce e alzò la mano come per colpirla, ma si fermò in tempo.
Allora lei disse “lo vedi che avevo ragione?”
E lui le tirò un solenne schiaffone.
postato da liczin | 00:49 | commenti