Gente di liczin

   Personaggi immaginari per descrivere la realtà. (spin off del blog liczin)

 



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Nota - Questi racconti sono ispirati alla realtà: solo nomi, fatti, luoghi e personaggi sono inventati.
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mercoledì, 30 settembre 2009
 

L'ultimo

Growfsl non lo sapeva mica di essere l’ultimo dinosauro.

Pensava solo di essersi perso.

Poi a un certo punto cominciò a sentirsi ingombrante, uno di troppo.

Allora si cercò un buon posto fangoso, dove accoccolarsi per diventare un bel fossile. Perché adesso non lo considerava nessuno: troppo grosso per essere una preda, troppo lento ed erbivoro per essere una minaccia. Gli pareva di disturbare. Ma un domani… un domani si vide recuperato con cura: un domani sarebbe stato di nuovo importante, quelle piccole bestioline pelose sarebbero tutte morte e dimenticate, mentre lui sarebbe stato messo in un museo, ed avrebbe avuto una grande sala tutta per lui, e sarebbero venuti da lontano per vederlo.

Growfsl si sedette stanco. Questo mondo non era più il suo, ma era solo questione di tempo. Poggiò la testa, fece un sospiro, e si dispose ad aspettare.

postato da liczin | 12:06 | commenti (4)


venerdì, 25 settembre 2009
 

Grazie zia

Per i compleanni Zia Clotilde alla fine smise di regalare al nipote cinture, maglioncini e racchette da ping pong e cominciò ad allungare direttamente qualche banconota. Ma sempre cancellando il prezzo.

postato da liczin | 16:54 | commenti (5)
 

Emigranti

No, non mi prendete in giro, sono solo un povero emigrante. Dovreste capirlo, voi che come me state lunghi mesi lontano da casa, voi che come me per vedere la vostra famiglia dovete prendere l’aereo. Non vi prende un nodo alla gola ogni volta che pensate a quanto siete lontani dal vostro paese? Anche a me viene una nostalgia da piangere quando apro il portafoglio e vedo la foto spiegazzata di mia moglie, e penso al mio paese.

È per questo che sotto c’ho messo la foto di Berlusconi, perché quando cresce la nostalgia dell’Italia guardo quella, e passa subito.

postato da liczin | 10:48 | commenti (1)


martedì, 22 settembre 2009
 

Re

“Sire, ormai da qui è tutta discesa.”

Forse non fu intenzionale il riferimento, forse parlava banalmente del vialetto che stavano percorrendo nella passeggiata pomeridiana superata la collinetta dietro la fontana grande, forse fu solo una coincidenza con i cupi pensieri del re. Ma al re sembrò volergli ricordare che ormai non sarebbe più stato più bello di com’era stato, né più intelligente o più sano, non avrebbe cavalcato meglio né i suoi cavalli né le sue concubine, che con la sua vista di falco pure non avrebbe più avute nitide le sue stesse mani, che appunto da lì era tutta discesa.

E fu infastidito.

Allora si voltò appena verso la guardia alla sua destra e fece due gesti con l’indice: il primo verso l’incauto cortigiano, il secondo sotto il mento come a tracciare una linea orizzontale.

Non c’è niente come l’affermazione del potere per raddrizzare una giornata storta.

postato da liczin | 10:44 | commenti (2)


lunedì, 21 settembre 2009
 

Confondere le tracce

Il dottor Stramaccato non sopporta che attraverso i suoi consumi le società di ricerca si facciano un quadro della sua vita. Così ogni tanto compra del cibo per cani, che non ha; ogni quattro settimane compra degli assorbenti che ovviamente non gli servono; ogni settimana si traveste e va a comprare il formaggio dall’altra parte della città e pagandolo in contanti.

Il dottor Stramaccato paga anche un abbonamento a “Cavalli da corsa” in lituano, e lascia la radio accesa quando esce e quando è in casa suona un campanello ogni ora per far pensare di avere una pendola.

Il dottor Stramaccato alla fine si sta convincendo di essere un altro, uno sano di mente.

postato da liczin | 23:11 | commenti (2)


venerdì, 18 settembre 2009
 

Un professionista

Quando uno fa il pilota militare lo sa che dev’essere pronto anche a questo.

Ottanta civili morti.

Quando uno fa questo mestiere ottanta civili morti li deve mettere in conto.

Certo, non è che non gli dispiaccia, che non ci soffra.

Ma alla fin fine se uno fa il pilota militare, lo sa che mestiere fa.

postato da liczin | 12:29 | commenti


sabato, 12 settembre 2009
 

Visita urgente

Il signor Broffaldo corre a visitare l’isola di Ropinawi, paradiso naturalistico, perché ha sentito che l’eccessivo numero di visitatori la sta rovinando.

postato da liczin | 22:28 | commenti


venerdì, 04 settembre 2009
 

Chiesetta

Don Gerlando è il parroco di un piccolo borgo, ma vede lontano e sa che il borgo crescerà, diventerà paese, forse città. E si preoccupa che la sua piccola chiesetta non sarà più sufficiente.

Così pensa già a quando sarà necessario ingrandirla, e comincia a comprare i terreni tutt’intorno in prospettiva.

Effettivamente il villaggio cresce, e intanto Don Gerlando ha già comprato la casetta della vecchia signora Maria (che Iddio l’abbia in gloria) e l’ha buttata giù per avere un ampio spazio davanti al sagrato. Poi, quando il signor Berto passa a miglior vita Don Gerlando compra la sua casa per quattro soldi ai nipoti che stanno in città lontane e non vogliono di meglio che disfarsi di quel rudere, rudere che Don Gerlando abbatte per far posto alla futura abside. Poi convince la signora Giannetta a lasciare la sua casa in eredità alla parrocchia, e ci fa lo spazio per un transetto.

E così via: nel corso degli anni il lungimirante Don Gerlando continua a preparare il terreno per la grande chiesa che sarà necessaria. Senonché il paese cresce, sì, ma non aumentano i fedeli che frequentano la chiesa, e Don Gerlando non si capacita.

Il fatto è che con tutto il suo fervore non si è accorto che dove lui vede le navate della futura basilica, le colonne, i marmi, le file di panche della cattedrale sognata, in realtà c’è un vasto terreno piatto, deserto e brullo: in mezzo la sua vecchia piccola chiesa con poche sedie, e intorno, lontano, sempre più lontano, il paese.

postato da liczin | 12:21 | commenti (2)


martedì, 01 settembre 2009
 

La prima persona

A chiamarla col suo nome gli si farebbe un torto, eppure è un personaggio storico, forse il più importante, ed il suo nome era Arh. Il fatto è che Arh era il nome di tutti, un po’ come dire “io”, “tu”, “noi”, “ehi tu”, eccetera.

Solo che lei non era un arh qualsiasi: lei era la prima persona, la prima a sviluppare una coscienza di sé, un’identità, a pensare a sé stessa come individuo.

Fu così che decise di volere un nome per sé, diverso da quell’arh generico di tutti. E quando la chiamarono “Arh! Arh!” lei non si voltò, non rispose, perché voleva un nome tutto suo.

E non fece in tempo ad evitare la pantera.

postato da liczin | 13:39 | commenti (4)