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mercoledì, 29 luglio 2009
L’onorevole Bordelli era così abituato a definire retoricamente i militari “i nostri ragazzi” che quando si trovò col caporale Zampò gli sfuggi di chiamarlo “il mio ragazzo”. Questo al caporale Zampò, lagunare di 113 chili per un metro e novantadue, ex-pugile, non piacque granché.
Da allora l’onorevole Bordelli ha cambiato espressione. E anche un po’ i connotati.
lunedì, 27 luglio 2009
Il signor Minkiewicz di Venezia
Amava lamentarsi di disgrazia
Quando vinse la lotteria
Il biglietto buttò via
Quell'autocommiserante di Venezia.
sabato, 25 luglio 2009
Il ragionier Filippo De Generis, dopo molti anni che la progettava, riuscì finalmente a permettersi la vacanza che sognava.
Investiti tutti i suoi risparmi in questo, entrò nella clinica Santa Zarna Ausiliante delle Punizioni per un periodo di cinque anni di coma indotto.
Si sarebbe fatto il suo bel lungo sonno senza sogni (la migliore delle vacanze secondo lui) e al risveglio sarebbe stato un uomo nuovo, con persone diverse intorno (con un po’ di fortuna “il vecchio” nel frattempo sarebbe morto), magari pure con un governo differente, altri problemi ma anche altre occasioni.
Quando chiuse gli occhi il ragionier De Generis sorrideva felice.
venerdì, 24 luglio 2009
W. si alzò in piedi quando tutti lo fecero. Ascoltò senza capirle le parole del giudice, e cercò di intuirne il senso dal brusio che seguì. Si insinuò in lui il pensiero di essere stato condannato. Le guardie lo presero in consegna e lo accompagnarono verso la porta. Lui non domandò: nessuno parlava la sua lingua.
Presero un corridoio diverso dal solito, e sbucarono in un grande cortile, occupato per metà da file di persone sedute in attesa. L’altra metà era occupata da una pedana di legno tutta per lui.
Lui avrebbe voluto sapere almeno di cosa era stato accusato, dato che non ricordava d’aver compiuto nessun crimine.
Poi si rammentò di una volta che in un negozio si era dimenticato di pagare una scatoletta di carne, accorgendosene solo molto dopo ritrovandola in fondo alla tasca del cappotto.
“Ecco – pensò – farò finta di essere stato condannato per quello.”
mercoledì, 22 luglio 2009
Giada avvicina i polpastrelli dell’indice e del pollice a sfiorarsi “Tanto così c’è mancato: tanto così.”
Lucia solleva la testa, quindi l’ascoltava.
“’Sto stronzo!”
Lucia non capisce, non può capire di chi, di cosa parla Giada. Vede solo che è arrabbiata, delusa, amareggiata, e chi più ne ha più ne metta. Sa già che scaricherà tutto sul cibo, non mangerà per una settimana, e visto in che condizioni è già è facile che avrà un collasso e andrà portata di corsa al pronto soccorso. Dovrà avvertire Stefy e Cri-cri che ci sono da fare i soliti turni per non lasciarla sola.
martedì, 21 luglio 2009
Il signor Guardullo di mestiere fa il vicino di casa. Quando succede qualcosa in una famiglia (una tragedia, un omicidio-suicidio, la scoperta di violenze familiari, pedofilia, ecc.) dichiara ai telegiornali sempre le stesse cose: che erano persone normalissime, nessuno sospettava, non ha mai sentito niente, non si poteva pensare, erano una famiglia modello.
Non guadagna molto (sebbene sia un professionista, cambi dialetto a seconda delle zone, si renda irriconoscibile tanto che sembra ogni volta una persona diversa) ma il lavoro non manca.
giovedì, 16 luglio 2009
La signorina Linda, se un uomo le fa i complimenti per i suoi occhi vivaci, o perché è intelligente e spiritosa, pensa che siano galanti bugie: pensa che in realtà gli piaccia il suo bel paio di tette o il suo culotto sodo.
A volte ha ragione, ma mica sempre.
mercoledì, 15 luglio 2009
Marialice si guarda intorno: sinistra, destra, sopra, sotto, ma non c’è nessuno.
La visibilità è scarsa per le mareggiate dei giorni precedenti, ed è in una parte in ombra della parete, così anche se il profondimetro segna venti metri sembra di essere molto più giù.
Si è distratta con gli arabeschi di un pesce leone (o era scorpione? Boh) sotto l’ombrello di un corallo piatto e ha perso il gruppo. Il compagno, come al solito, è troppo impegnato a fare fotografie per tenerla d’occhio (come dovrebbe, considerando che lei è principiante) e lei è rimasta indietro.
Torneranno a cercarla, pensa, basta restare fermi e tranquilli e al massimo scostarsi un paio di metri dalla parete per rendersi più visibili. Il manometro indica 45, c’è tutto il tempo.
Marialice resta sospesa a mezz’acqua, col lieve saliscendi della sua respirazione, le mani intrecciate, si rilassa, aspetta.
martedì, 14 luglio 2009
È qualche notte che il signor Bingri sogna una cosa. Ed è già strano che se lo ricordi, perché di solito non ricorda per niente i sogni che fa.
Si trova arrampicato a grande altezza, la prima volta all’esterno di un palazzo, le altre volte ad una parete rocciosa: non sa come è finito lì, non è vestito in modo adatto, semplicemente si trova abbarbicato ad una roccia senza sapere cosa fare. Cerca di arrampicarsi, non per salire ma semplicemente per salvarsi, ma non ci riesce. Stanotte uno scalatore sveltissimo gli è passato poco distante, dicendogli che tutto sta nel conoscere il percorso: allora lui ha provato a spostarsi in direzione di dove è passato il tizio, ma si è trovato sbilanciato e appeso in una posizione che certo non può tenere a lungo.
Il sogno finisce così, sospeso.
Nel dormiveglia che segue il signor Bingri si chiede che significato abbia, e se proprio deve avercelo un significato, e cerca di inventare dei sistemi di salvataggio in montagna (ganci, funi autoavvolgenti, una specie di grossa ragnatela da lancio tipo Uomo Ragno, mastici, ventose…).
sabato, 11 luglio 2009
La signorina Scarpetta voleva un’altra vita.
Nell’altra vita avrebbe dato uno schiaffo al suo capo che faceva continue battute sulle sue tette, avrebbe potuto imparare a suonare il piano, avrebbe collezionato bambole, avrebbe viaggiato in tutta Europa, anzi nel mondo; avrebbe fatto tante belle cose nell’altra vita.
Nell’altra vita Gianni non sarebbe mai morto.
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