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martedì, 30 giugno 2009
L’uomo che camminava sul filo pensò: “Oh, beh, posso cadere, ma non sbagliare strada.”
martedì, 23 giugno 2009
Il giovane G. trova il coraggio di dichiararsi:
Cara, ormai è qualche giorno che ci conosciamo, e devo confessare… beh, mi piaci, sto bene con te… quando siamo insieme il tempo vola ed io mi sento in paradiso. Beh… insomma… non so come dirtelo… ma… insomma, sono molto attratto da te… e, ecco… come dire… vorrei essere il tuo utilizzatore finale… che ne dici?
lunedì, 22 giugno 2009
La signorina Hilde ama il suo uccellino Link, ma è un animale che ha bisogno di volare, della sua libertà.
La signorina Hilde è in bilico: da una parte è felice di sentire il canto di Link, di godersi i colori delle sue penne, di prendersi cura di lui; dall’altra parte sa che il bene di Link e volare libero, mischiare il suo canto a quello degli altri uccelli, arabescare dei suoi colori il verde delle fronde e l’azzurro del cielo.
La signorina Hilde guarda il suo Link, e una piccola lacrima riga la sua guancia.
martedì, 16 giugno 2009
La signorina Ubalda deve alla letteratura la svolta della sua vita.
Fu quando notò che amore fa rima con dolore, ma gioia fa rima con troia…
lunedì, 15 giugno 2009
Il signor Enrico è un indeciso. Al ballottaggio per il sindaco di Cittalia non sa se votare per il berlusconiano Pinco (nel senso che è del partito di Berlusconi) o per il berlusconiano Pallino (nel senso che ha l'ideologia berlusconiana del potere personale, del protagonismo, ecc.) o astenersi (che vuol dire far decidere gli altri). Vorrebbe che perdessero tutti.
giovedì, 11 giugno 2009
Fra tutte le cose che un uomo può fare di nascosto a sua moglie il signor Cimbalsco fece la più infelice.
Poi uscì dal bagno sperando che lei avesse già spento la luce e che dormisse già. Invece al buio era ancora sveglia.
Lei non vide i suoi occhi rossi, ma lo sentì: “tiri su col naso? sei raffreddato?”
“Forse un po’, sai… l’aria condizionata in ufficio…”
mercoledì, 10 giugno 2009
L’onorevole Bolbottaro, invitato nel talkshow a commentare i risultati delle elezioni, non disse di aver vinto (come tutti gli altri), né che avesse perso l’avversario (come tutti gli altri): disse che aveva perso. E non solo: analizzò anche il perché della sua sconfitta.
“Vede, – fece al conduttore – il fatto è che per noi votano le persone intelligenti e sagge, gli onesti, quelli che pensano al bene comune prima che al proprio; votano contro gli imbecilli, i razzisti, i superficiali, gli egoisti, i disonesti, gli stronzi. E gli stronzi sono sempre di più. Ora, secondo lei, dovremmo dire cose stronze per vincere le elezioni? No. Ci dispiace di perdere, ma non per noi (ché non è una competizione), ma per il paese.”
Poi salutò, si alzò e se ne andò.
martedì, 09 giugno 2009
Il commendator Santazzaro è contento del risultato delle elezioni.
E la comunità, il popolo, il paese, l’umanità… s’arrangino.
martedì, 02 giugno 2009
I telegiornali lo definirebbero “impiegato”.
Se gli succedesse qualcosa, se lo rapissero gli extraterrestri, se salvasse una scolaresca da una mandria di ippopotami, se si ammazzasse precipitando da un cavalcavia sui giornali sarebbe “un impiegato”. Al massimo aggiungerebbero "modenese", o "quarantenne".
Come se la cosa più notevole della sua vita fosse d’essere un impiegato.
Che invece è tra le più trascurabili, una parte marginale della sua esistenza.
Questa cosa non gli piace per niente.
E non si butta dal cavalcavia per far dispetto a loro.
Risale in macchina e riparte.
Il signor Vando trovava che la ragazza alla fermata del bus era assai carina. E pareva ornata di una qualità aggiuntiva che rende le ragazze belle ancor più belle, il non sapere d’esserlo, l’avere una bellezza involontaria.
Così il signor Vando si chiese se la bella ragazza alla fermata del bus lo sapesse d’essere bella.
Restò un po’ sospeso, poi si decise ad avvertirla, così, senza malizia (il signor Vando non aveva la minima intenzione di approcciare la ragazza), semplicemente dirglielo che era bella, e poi allontanarsi per i fatti suoi.
Si avvicinò e con gran cortesia mise in atto solo metà del piano, giacché un gran ceffone lo interruppe bruscamente.
Ciaf!
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