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venerdì, 27 febbraio 2009
Il signor Gengello non è un poeta, né ha mai pensato d’esserlo, però dopo aver letto Fosco Maraini (la raccolta “Gnosi delle fànfole”) gli è venuto di lasciare questo biglietto di buongiorno.
Quant’è sòllice e dinella la mia nìmbola
fra le traspolanti contri del mattino.
Il volto spiccinato, il guardo pàuso,
la danza festonante dei capelli.
Com’è bòmida, teposa, mansignacca,
fidendo appagnolata in fil di sonno.
La màudo che m’inguaggerisce il cuore
cogli occhi còllici dell’into.
giovedì, 26 febbraio 2009
L’amore fa bene.
Che sia l’amore di una madre, di un amico, di una vicina di casa, di un cugino, del proprio fornitore di cancelleria, della cassiera del bar, ecc. l’amore fa bene sempre, sia dato che ricevuto: fa bene al morale, rassicura, riscalda, rallegra, rinforza, insomma fa bene alla salute. Lo sanno tutti.
È perciò che il commendator Stuluzio si scala dalle imposte i regali per la moglie come “spese mediche”.
domenica, 22 febbraio 2009
Il consigliere subalterno Ivan Ilijc Postankhovich dal lunedì al sabato si sveglia al primo rintocco della basilica, e impegna la sua giornata lavorativa negli uffici del Ministero fino all’ora di cena.
A casa trova la moglie Olga Ivanova, dolce e affettuosa, con cui passa la serata quando non è impegnato con le riunioni della Commissione di Quartiere (commissione della quale fa parte per un passato entusiasmo e di cui ora non riesce a liberarsi) o per gli incontri al Circolo del Bridge Contratto (questa novità inglese che entusiasma l’alta società della città ma a cui lui pronostica, e augura, scarso futuro), o per gli incontri (ormai routinari) con l’amante Natasha Dijetrovna con i pretesti più consunti.
La domenica, dopo la santa messa che non può evitare, dedica la giornata all’anziana suocera, bisognosa di compagnia.
E il giorno dopo è di nuovo lunedì.
mercoledì, 18 febbraio 2009
La signorina Gina Rimù è una di quelle persone che si fa un sacco di pensieri inutili, tipo che se un amico le dice “c’ho le nuvole, non mi chiamare” lei sta delle ore a pensare se in effetti fa bene a non chiamarlo o se invece farebbe meglio a stargli vicino, che lei quando le girano preferisce stare da sola a smaltire, ma non sono fatti tutti come lei, e forse anche lei non sa quello che le fa bene, e può darsi che però lui la prenderebbe male e non vorrebbe che la prendesse in antipatia (che lei a quell’amico le vuole bene davvero), e le viene il dubbio anzi che il suo malessere possa in qualche modo dipendere da lei (perché la signorina Gina è anche un po’ egocentrica), e se si consiglia con un amico comune che gli dice “diamogli il suo tempo” gli viene il dubbio che i due vogliano tenerla fuori (perché la signorina Gina è anche un po’ paranoica, che è una sfaccettatura del suo egocentrismo), ecc. Insomma si fa quelle che tecnicamente si chiamano “un sacco di seghe mentali”.
Ora la signorina Gina sta leggendo “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick per migliorarsi, ma non trova niente che non avesse già in repertorio.
Quando c’è il talento…
PS: dato che la signorina Gina occupa i suoi neuroni anche in cose del genere il titolo è un gioco di parole in cui due parole sono opposte (lento/lesto) col solo cambio di una consonante, e togliendole resta un "t'amo" che non si sa come interpretare (la signorina Gina ci potrebbe passare delle giornate a pensarci...)
lunedì, 16 febbraio 2009
Teresa era una ragazza che non aveva mai visto niente oltre il suo paesino calabrese di montagna, neanche in televisione (all’epoca la televisione non c’era).
Si è sposata per procura, ed è partita per l’Australia: un altro pianeta.
Quanti degli scimmioni che proteggono un territorio non loro, quanti degli imbecilli che si sentono superiori per nascita, quanti seguaci della bossi-fini avrebbero tanto coraggio (o tanta disperazione)?
venerdì, 13 febbraio 2009
Il piccolo Fritz è molto bravo a trovarsi delle scuse, dalla carenza di zuccheri alle tendenze genetiche e culturali, per giustificare i suoi furti. Ma la verità è che a lui quella marmellata lì gli piace veramente tantissimo…
mercoledì, 11 febbraio 2009
Il professor Orgohmoski, archeologo, esulta.
Dice “finalmente sapremo la verità su quell’oscuro periodo!” Si riferisce agli anni confusi dell’Italia tra i due millenni, svariati secoli fa.
Sbuca da sotto l’impalcatura, sollevando una nube marroncina di polvere, con in mano la reliquia ritrovata.
“Ecco qua finalmente documenti di prima mano, che ci diranno esattamente la verità!”
E mette delicatamente sul banco due libri di Bruno Vespa, la registrazione di alcuni telegiornali di Emilio Fede e un’intera annata di Libero.
lunedì, 09 febbraio 2009
Ci sono famiglie che si tramandano possedimenti, mobili antichi, un libro, un orologio d’oro o almeno un monile della bisnonna.
Il signor Wolgrom veniva da una famiglia così povera che quello che potevano permettersi di tramandare di padre in figlio era un tumore al colon.
Così periodicamente il signor Wolgrom doveva sottoporsi alla tortura dell’acqua (4 litri in quattro ore, provateci se vi pare semplice), con la complicazione del sale inglese (sennò è troppo facile…); poi il giorno dopo va da un medico che (burlone) gli infila un tubo con un occhio in cima laddove preferirebbe non entrasse niente (capitemi…).
Ma anche quest’anno il risultato istologico è tranquillizzante.
Così il signor Wolgrom anche quest’anno va al cimitero, davanti alla tomba del padre, e gli fa il “gesto dell’ombrello”.
domenica, 08 febbraio 2009
Don Filiberto sta sfogliando furiosamente il Vangelo. Un suo parrocchiano si è trovato in difficoltà parlando con un tizio che gli ha chiesto esattamente in quale punto si parla di eutanasia, di aborto. Il parrocchiano si è rivolto a Don Filiberto per sapere in quali passi, in quali versetti, ci sono scritte queste cose.
Sfoglia furiosamente il Vangelo Don Filiberto, cerca.
martedì, 03 febbraio 2009
Fu un giovedì sera, nel corso dell’ undicesima vasca (da 25 metri) che Stefania incappò in un piccolo branco di dubbi, che la colpirono come siluri vaganti.
Il primo fu un “perché”, o per la precisione un “perché proprio io”, che le attraversò la testa facendola sobbalzare a metà di una bracciata; dopo un attimo di pausa sorpresa seguirono in rapida successione un “chi?” e un “cosa?”.
Si sforzò di arrivare in fondo alla vasca, e lì si fermò: uscire non era il caso (le ciabatte erano dall’altra parte e non è salutare fare tutto il bordo vasca a piedi nudi); tornare indietro impossibile: dubbi maligni nuotavano invisibili da qualche parte pronti ad attaccarla ed anzi ne sentiva alcuni già pungerle le gambe: dei “quando?”, dei “come?”, degli “e poi?” e dei terribili “se”.
È ancora lì, aggrappata al bordo della corsia tre, assediata da famelici dubbi.
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