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martedì, 28 ottobre 2008
L’operaio Nizzardo Viendalmonte alza la mano: non è chiaro cosa ci faccia ad una conferenza stampa di Confindustria, pare sia accreditato come corrispondente di un fantomatico “Il bullone illustrato”.
Resta così, pazientemente con la mano alzata, per venti minuti (ormai non se la sente quasi più): finché non lo si può più ignorare.
“Dottoressa Marcegaglia, lei ha detto più volte che le retribuzioni dovrebbero essere legate alla produttività, ma facendo riferimento all’orario. Attualmente io produco in una giornata di otto ore nove volte quello che producevo trent’anni fa (è la tecnologia, sa…) ma in termini reali guadagno circa il 30% in meno. È proprio sicura di voler pagare i lavoratori per quanto producono o sono solo parole vuote e fumo negli occhi?”
La signora Pisquic non si aspettava, uscendo dal portone, che stesse arrivando la signora Guardapò a travolgerla.
“Ma le sembra il caso?... In bicicletta sul marciapiede!...”
“Con questo traffico, non vorrà mica che vada per la strada: è pericoloso!”
martedì, 21 ottobre 2008
Maurilio era sensibile alla bellezza femminile. Pure troppo: lo intimidiva. Ma Maurilio era fatto così, e poi era attratto da altro.
Tra le donne della sua vita ce n’erano anche di meno belle (e di alcune per cui “meno bella” era un evidente eufemismo), ma stupide mai, neanche una.
Così quando fissò un appuntamento con una tipa con cui aveva una lunga e interessante frequentazione telematica, la vide, la vide bella, si tolse il fiore all’occhiello e scappò via.
venerdì, 17 ottobre 2008
Il leghista Leofanto Rabusto non ha motivo di dubitare delle buone intenzioni dei leghisti.
Pure, un quarto dei suoi operai sono africani, e alcuni hanno famiglia.
E si fa delle domande.
Fare delle classi “ponte” per aiutare gli stranieri che non parlano italiano ad integrarsi.
Come fa a integrarsi meglio un bambino senegalese se lo si tiene lontano dagli italiani, chiuso in una classe con solo pakistani, cinesi, filippini, ecc.? O peggio, con altri senegalesi?
Lui suo figlio per fargli imparare l’inglese l’ha mandato un anno in una famiglia a Boston. Mica a Busto Arsizio.
giovedì, 16 ottobre 2008
Pierambrogio sta da solo al banchetto, con davanti i registri delle firme, e guarda con sguardo assente quelli che passano di fretta.
Sta lì per una petizione per la difesa della razza italiana, che con questi immigrati finisce che si mescolano e i veri italiani spariscono nel giro di vent’anni.
Bisogna che la gente si renda conto del rischio.
Nessuno si ferma.
Pierambrogio li guarda passare e distingue a colpo gli italiani dagli stranieri: italiano, senegal, romania, ucraina, ecc. Poi, è ovvio che mica controlla, per esempio quello che gli è sembrato rumeno in realtà è un geometra di Ascoli, e il senegalese in realtà è francese.
E poi Pierambrogio si mette a pensare che la razza italiana è quella di etruschi e sanniti, occitani e galli, attraversati dagli africani di Annibale e dai tedeschi in ritirata, da eserciti napoleonici e pirati arabi, mischiati ai dominatori spagnoli, svevi, austriaci, francesi, nati in Libia e sposati in Belgio e sudamerica, figli di turiste svedesi e liberatori americani, legionari della Tracia e mogli abissine, pellegrini e domestiche, invasori e passanti.
Pierambrogio pensa che lui è di quel posto perché è di lì e quel posto gli appartiene e lui appartiene a quei luoghi. È questo che Pieambrogio difende. È il suo sentirsi italiano che difende, anche se è italiano da sei giorni.
lunedì, 13 ottobre 2008
“Ma da voi non ce l’avete le mucche?”
Maurizio viene beccato così dal ragazzino curioso, nella posizione ridicola del turista: con le gambe flesse e il sedere in fuori, le braccia protese e lo sguardo attento al display.
“Ce l’abbiamo, ma questa è più bella.” e il ragazzino lo guarda incredulo.
Ce l’abbiamo, ma quando siamo in Italia guardiamo le cose con altri occhi (o abbiamo fretta e non le guardiamo per niente), e senza una macchina fotografica in mano in cui le foto sono virtualmente gratuite e non prendono posto, ché altrimenti prima di comprare, portarsi dietro, sviluppare e stampare decine di rullini ci daremmo una bella regolata: Maurizio prima tornava da un mese di viaggio con 5-600 diapositive, che pure erano molte, ma nell’ultima vacanza ne ha fatte quasi 1900…
Quando siamo in viaggio siamo più disposti a cogliere l’estetica delle cose, ad apprezzare la bellezza del viso rugoso di un vecchio seduto sulla porta, dell’intreccio di fili elettrici sullo sfondo delle nuvole, di un tramonto. Non è che da noi non ci siano tramonti disponibili, è che non ce li godiamo.
Forse dovremmo essere un po’ più turisti anche a casa nostra.
Maurizio si volta e fa un bel primo piano del ragazzino, che poi si mette a ridere quando si rivede nel display: “Thank you, mister!” e se ne va salutando con la mano. In Italia l’avrebbero preso per un pedofilo.
giovedì, 09 ottobre 2008
Il signor Maico e il signor Oscurio si incontrano il sabato sera, alla chiusura del supermercato, quando il pesce che avanza lo mettono al 50%. Ciondolano tra gli scaffali in attesa degli annunci, chiacchierano, guardano le giovani mamme, d’estate si godono il fresco e d’inverno stanno al caldo. Un passatempo economico, dato che altro non si possono permettere.
Chiacchierando il signor Oscurio aveva detto al signor Maico della sua ricerca di notizie sui presunti rapimenti di bambini che scatenarono razzie e devastazioni nei campi rom, e un titolone su Libero sui cosiddetti “ladri di bambini”.
Maico ha visto su un blog un link ad un commento che rimandava ad un pezzo che raccontava di aver visto su Wittgenstein un link a degli articoli che… insomma a metà di settembre i due rom accusati di tentato rapimento a Catania erano stati assolti.
“Colpa mia, mi sono distratto – fa Oscurio – chissà quanto risalto ha avuto la notizia ed io non c’ho fatto caso; e chissà che titoloni di scuse sulla prima pagina di Libero!”
“Eh, già, correttezza giornalistica impone…”
“Correttezza…”
sabato, 04 ottobre 2008
Ignazio la sua gioventù l’ha proprio bruciata.
Pochissimo sesso, niente droga, giusto un po’ d’alcool (birra per lo più) e rock’n’roll. Praticamente niente cazzate insomma.
Quanto alla droga non ha mai fumato neanche una sigaretta, perché sin da ragazzino quelli che fumavano per sembrare grandi o per emulazione gli sono sempre sembrati dimostrare maggiore infantilità, e poi gli sono sembrati ridicoli (e poi suo padre che era un fumatore non gliel’ha mai vietato); così niente sigarette, mai fatto una canna, figuriamoci altro (e le pasticche le odia anche se sono tachipirina). L’idea stessa dei rave gli sembra deprimente come un ultimo di carnevale in parrocchia. Tutt’al più alzava i Nirvana a tutto volume nelle cuffie quando gli giravano le palle.
E ora, in macchina fermo nel traffico, mentre cercando Gerry Scotti sulla radio càpita per sbaglio su dei vecchissimi Talking Heads. Beh, ora si pente di non aver sbagliato.
venerdì, 03 ottobre 2008
Sallustio era assunto a tre mesi rinnovabili, poi stava un paio di settimane al nero, e poi di nuovo tre mesi rinnovabili.
Una volta che dava le indicazioni per la manovra del cliente coll’enorme suv i suoi strilli “stop! Si fermi! Fermo!” si sentivano fino al terzo piano.
Quello che Sallustio non sapeva era che il cliente non voleva ammettere di essere diventato sordo, così ammaccò il suv, lo trattò malissimo e non tornò più.
Sallustio finì i suoi tre mesi, poi grazie e arrivederci, e si ritrovò libero.
Il Bugan non ha alcuna attrattiva turistica, ma da quando ha sparso la voce che è un “luogo non turistico” ha avuto un bell’incremento di visite da parte dei turisti. Avventure nel Mondo ne ha fatto una meta fissa, la Lonely Planet gli ha dedicato una guida di 650 pagine.
Prima la maggiore risorsa del Bugan era la detenzione di scorie nucleare occidentali, adesso gran parte della popolazione si mantiene grazie alle caramelle che i turisti elargiscono a chiunque le chieda (l'aumentata spesa dentistica è compensata dalla riduzione delle spese di istruzione, dato che nessun bambino ha più tempo e voglia di andare a scuola: specialmente alle femminucce l'insegnamento è "fate le carine coi turisti").
I turisti “avventurosi” sono attirati anche dalla fama del paese di luogo pericoloso, anche se non è vero: i buganesi sono persone tranquillissime, anzi quando vi incontrano vi salutano con affetto, si fanno fotografare con voi e vi chiedono l’autografo su sporchi foglietti spiegazzati (che spesso si rivelano essere atti di cessione immobiliare o testamenti). Il ministero del turismo è costretto a pagare delle comparse per atti di microcriminalità e qualche saltuario rapimento (il servizio è coordinato da consulenti tecnici italiani, quindi la qualità è garantita).
Il paese ha un paio di albergoni di superlusso di catene occidentali (che hanno costi buganesi, con stipendi mensili pari a venti centesimi di euro, ma vendono le camere con prezzi svizzeri): dato il costo della manodopera ogni camera ha sei-sette valletti dedicati, più quattro che vi portano in braccio a sostituire le ciabattine di cartoncino e due fissi in bagno (uno a porgervi la carta igienica e l’altro per lavarvi la schiena).
Per il resto gli alberghi buganesi sono solo capanne spoglie e senza pavimento; i buganesi abitano in casette più dignitose e confortevoli, ma i turisti “avventurosi” (in lingua bugan “turist scem”) scelgono sempre l’opzione più scomoda e quindi gli alberghi fanno a gara a togliere accessori.
Le spiagge buganesi sono quasi tutte inaccessibili per le mangrovie, e per uno strato di catrame spesso un palmo dato sono coste rinomate per la risciacquatura delle petroliere; c’è solo una piccola baia che è una meraviglia di acqua limpida su una parete di coralli fitta di pesci come un acquario ed è nota come paradiso della moto d’acqua (il puzzo e il rumore si avvertono per chilometri).
Mille altre cose si potrebbero dire sul Bugan e sui suoi turisti, e forse un giorno lo farò…
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