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giovedì, 26 giugno 2008
Alle sette e quaranta di tutti i giorni feriali, sabato compreso, il signor Gottardo Sorbolo dà due colpi di clacson mentre esce dal garage.
Lo fa per:
a) intimidire i pedoni in modo, in pratica, di prendersi di prepotenza una precedenza che non ha;
b) assicurarsi che il suono, amplificato dalla volta del garage, svegli chiunque sia a portata d’orecchio, compresi bambini, metronotte appena addormentati, malati, militari in licenza o semplicemente chi potrebbe dormire un altro po’;
c) dare il via libera alla moglie che lo aspetta per cornificarlo allegramente, con uno diverso per ciascun giorno della settimana, sabato compreso.
Io penso che la risposta giusta sia la A (anzi credo che lui non si sia mai posto il problema di chi ha la precedenza), ma tutti quelli coinvolti nel caso B gli augurano che sia anche la C, e glielo augurano tutti i giorni, specialmente il sabato.
lunedì, 23 giugno 2008
Il dottor Franco Mastardo e il dottor Eugenio Palazzari sono stati coinvolti, anni fa, in una storia di mazzette su degli appalti di un ente pubblico di cui erano funzionari. Con una sostanziale differenza: uno dei due era effettivamente colpevole, si è incamerato soldi e regali, l’altro è innocente, coinvolto da testimonianze sbagliate.
Il processo è ancora in corso, e ad ogni rinvio il colpevole esulta di nascosto, perché vede avvicinarsi la meta della prescrizione, ché ha solo da guadagnarci perché è sicuro della condanna. Ma ogni rinvio per l’innocente è una pugnalata, perché non vede l’ora di uscire (pulito) da questa vicenda, perché non sopporta di essere indicato per “quella storia degli appalti”, perché finché non si risolve la questione è sospeso dall’incarico, perché non gli basta di non essere condannato per la prescrizione: vuole essere assolto.
All’ennesimo rinvio l’innocente ha pianto, il colpevole ha brindato.
sabato, 21 giugno 2008
Il signor Bobo Ghislanzoni si faceva fare delle etichette, e siccome le faceva fare a mano in Italia ci faceva scrivere sopra “Made in Italy – fatto a mano”.
Poi le vendeva attaccate a vestiti che si faceva arrivare a un tot al container dal Vietnam, a prezzi da boutique, dicendo “questa non è mica robaccia cinese!”
E non mentiva.
venerdì, 20 giugno 2008
In un dormiveglia nichilista Mimì non si accontentava delle pecore leopardiane, voleva essere un essere senza mente, il nulla nel cervello, un platelminta, una muffa, un lichene. Accese la televisione su un tiggì mediaset.
"Tenga pure, signor Hood: ecco il mio borsello. Guardi, le do anche questo bracciale, è d’oro sa? Ah, anche lo stiletto che ho qui nella cintura… no, stia tranquillo, è solo per figura: non è affilato, però è finemente istoriato, e questo in cima al manico è un bel rubino. Ecco, le ho dato tutto, signor Hood.
Adesso, mi perdoni, bisogna che vada ché sono un po’ di fretta. Sa com’è, per rifarmi di questa rapina (mi scusi il termine…) dovrò aumentare un po’ i miei redditi, e ovviamente lo farò aumentando i prezzi, scaricando la perdita sui miei clienti, che la scaricheranno a loro volta fino ai poveracci, che non possono scaricare niente su nessuno. Proprio quei poveracci con cui lei si riempie la bocca, proprio quelli pagheranno questo... prelievo. E il problema lo sa qual è? È che lei questo lo sa, e li inganna per essere popolare.
Io e lei stiamo dalla stessa parte: io derubo i poveracci dei loro soldi, e lei della loro fiducia.
Buona giornata, signor Hood."
giovedì, 19 giugno 2008
Non c’era giorno che la signorina Giuliantonia Quaglia non tornasse a casa sbuffando “Non ne posso più di quelle teste di cazzo! Io mi licenzio!”
Ma ora che il posto di lavoro è effettivamente a rischio, la signorina Giuliantonia è disperata: troppo vecchia (47 anni) e troppo qualificata per trovare un altro lavoro.
lunedì, 16 giugno 2008
Così abituata ai complimenti per le sue poesie al solo fine di portarsela a letto, che con questo tizio che le ha fatto i complimenti per le poesie e non ha cercato di portarsela a letto ha pensato “frocio”.
giovedì, 12 giugno 2008
Sparita così.
Senza un ciao, un vaffanculo, un niente.
Forse perché aveva le stesse iniziali di Di Pietro?
Guardo la porta vuota, incredulo.
mercoledì, 11 giugno 2008
Isa si buttò sul divano, e buttò la moleskine dall’altra parte della stanza.
Non era la prima volta che qualcuno le faceva i complimenti per le poesie solo per portarsela a letto, però ogni volta era una delusione e un’incazzatura.
Perché ogni volta era come sentirsi dire “non vali niente” e lei questo lo sapeva, e cercava solo di dimenticarlo.
Prese il telefono e rimase così, a guardarlo con la testa vuota e gli occhi velati di lacrime, non sapendo chi chiamare.
lunedì, 09 giugno 2008
“Ricatto occupazionale” è una locuzione che non fa parte del vocabolario del signor Giabba: un vocabolario non troppo esteso, a dire il vero, ma sufficiente a farsi capire.
"Io come loro ne trovo mille. E loro lo sanno. E c’hanno bisogno, e non c’hanno scelta. E se poi vogliono andarsene, prego, fuori, che io come loro ne trovo mille.
Intanto di pagare gli straordinari, figuriamoci. Poi dipende: se una mi piace lo sa che se le dico che c’è da fare tardi deve prepararsi a togliersi le mutande… C’era una, per esempio, che era brutta, ma brutta parecchio, però c’aveva una bocca…! E se non ci sanno fare le pago di meno, che tanto pago in contanti e loro firmano, perché è così o niente.
E poi se trovano da andarsene se ne vanno, va bene, che me ne frega, che io ne prendo un’altra, che c’ha bisogno, che ne trovo mille. E poi se dicono qualcosa, a chi credono? a un imprenditore che paga le tasse o a una puttanella che non parla neanche tanto l’italiano?
E se non ci vogliono stare come dico io, io quando le assumevo gli facevo firmare le dimissioni in bianco, capisce, senza la data. Ma poi ora non si può più fare (i comunisti, sa…) ma comunque ci sono questi contratti a tempo, a progetto, roba così. Io faccio contratti a termine, poi li rinnovo, poi aspetto dieci giorni e poi ne rifaccio un altro, e così via.
È che ci vuole la flessibilità… a 90 gradi…!"
E ride, lo spregevole signor Giabba. Ride una risata fragorosa ed agghiacciante. Ride.
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