|
|
|
|
giovedì, 09 luglio 2009
Le prove sono tali e tante che non c’è da dubitare.
L’uomo non solo non è mai andato sulla luna (le foto sono falsi così malfatti che a distanza di quarant’anni c’è ancora gente che le crede vere) ma neanche a Tor Vajanica (e infatti le foto da Tor Vajanica somigliano moltissime a quelle della luna).
E lo sappiamo bene tutti che l’America non è mai stata scoperta (secondo me non era mai stata neanche coperta: dove sarebbe finito un plaid così grande?), e che prove abbiamo, davvero, dell’esistenza di Napoleone, Giulio Cesare, Pietro Micca o Gino Cornacchia? (E chi sarebbe mai questo Gino Cornacchia che mi sono inventato su due piedi?) Non sono forse tutte favole quelle raccontate su Cappuccetto Rosso e i Sette Nani? E allora, se non si crede reale un personaggio verosimile come Francis il mulo parlante (su cui ci sono fior di filmati), perché credere a cose improbabili come l’inventore della Coca Cola o Ornella Vanoni?
Niente di ciò che sappiamo è vero, e soprattutto, cara, quella donna nuda che hai visto con me nel letto iersera, diciamoci la verità, ma ti pare che esista davvero?
lunedì, 06 luglio 2009
Il signor Zanghete avendone l’occasione, la possibilità e la volontà, avrebbe potuto essere un ottimo violinista, un eccellente matematico, un bravo romanziere, un grande baritono (scuro), un eccezionale sindaco di piccolo centro, un artista multimediale, un designer innovativo, un cardiochirurgo, un esploratore, un pilota di linea, un arbitro internazionale, un veterinario, uno storico autorevole, un restauratore, un campione di salto con l’asta o di motociclismo, un creatore di videogames, un ladro imprendibile, un poeta sensibilissimo, un raffinato architetto e mille altre cose.
Aveva preferito non rinunciare a nessuna di queste carriere, e a tenersele tutte, in modo latente, e invece di essere una cosa sola aveva scelto di rimanere potenzialmente tutto.
mercoledì, 01 luglio 2009
Il signor Buvatto pensò che una cosa che gli piaceva fare da morto era decomporsi.
Non che sia una gran cosa, diciamoci la verità, però è l’unica attività che uno può svolgere da morto e il signor Buvatto pensò che gli conveniva farsela piacere. E poi, in fondo, pensò che non era una brutta cosa: è un rendere alla natura i propri componenti in modo che proseguano nel girotondo delle vite e delle morti in piante, animali e roba varia. Così un atomo di carbonio prosegue la sua esistenza nel ramo di un ciliegio, un granello di calcio passa dal suo femore a un palazzetto dello sport, magari uno spicciolino di magnesio viaggerà come lui non ha mai fatto e andrà a costruire una spiaggia tropicale come lui non ha mai visto, eccetera.
Certo – pensò il signor Buvatto – tutto questo è più difficile dentro questo scatolone sigillato di zinco, messo nella scatola cinese di una cassa di legno artisticamente intagliata e con le maniglie di bronzo, e dentro un’ancor più grande scatola di muratura.
Ma al signor Buvatto piacciono le sfide; e poi ha tutto il tempo del mondo.
martedì, 30 giugno 2009
L’uomo che camminava sul filo pensò: “Oh, beh, posso cadere, ma non sbagliare strada.”
martedì, 23 giugno 2009
Il giovane G. trova il coraggio di dichiararsi:
Cara, ormai è qualche giorno che ci conosciamo, e devo confessare… beh, mi piaci, sto bene con te… quando siamo insieme il tempo vola ed io mi sento in paradiso. Beh… insomma… non so come dirtelo… ma… insomma, sono molto attratto da te… e, ecco… come dire… vorrei essere il tuo utilizzatore finale… che ne dici?
lunedì, 22 giugno 2009
La signorina Hilde ama il suo uccellino Link, ma è un animale che ha bisogno di volare, della sua libertà.
La signorina Hilde è in bilico: da una parte è felice di sentire il canto di Link, di godersi i colori delle sue penne, di prendersi cura di lui; dall’altra parte sa che il bene di Link e volare libero, mischiare il suo canto a quello degli altri uccelli, arabescare dei suoi colori il verde delle fronde e l’azzurro del cielo.
La signorina Hilde guarda il suo Link, e una piccola lacrima riga la sua guancia.
martedì, 16 giugno 2009
La signorina Ubalda deve alla letteratura la svolta della sua vita.
Fu quando notò che amore fa rima con dolore, ma gioia fa rima con troia…
lunedì, 15 giugno 2009
Il signor Enrico è un indeciso. Al ballottaggio per il sindaco di Cittalia non sa se votare per il berlusconiano Pinco (nel senso che è del partito di Berlusconi) o per il berlusconiano Pallino (nel senso che ha l'ideologia berlusconiana del potere personale, del protagonismo, ecc.) o astenersi (che vuol dire far decidere gli altri). Vorrebbe che perdessero tutti.
giovedì, 11 giugno 2009
Fra tutte le cose che un uomo può fare di nascosto a sua moglie il signor Cimbalsco fece la più infelice.
Poi uscì dal bagno sperando che lei avesse già spento la luce e che dormisse già. Invece al buio era ancora sveglia.
Lei non vide i suoi occhi rossi, ma lo sentì: “tiri su col naso? sei raffreddato?”
“Forse un po’, sai… l’aria condizionata in ufficio…”
mercoledì, 10 giugno 2009
L’onorevole Bolbottaro, invitato nel talkshow a commentare i risultati delle elezioni, non disse di aver vinto (come tutti gli altri), né che avesse perso l’avversario (come tutti gli altri): disse che aveva perso. E non solo: analizzò anche il perché della sua sconfitta.
“Vede, – fece al conduttore – il fatto è che per noi votano le persone intelligenti e sagge, gli onesti, quelli che pensano al bene comune prima che al proprio; votano contro gli imbecilli, i razzisti, i superficiali, gli egoisti, i disonesti, gli stronzi. E gli stronzi sono sempre di più. Ora, secondo lei, dovremmo dire cose stronze per vincere le elezioni? No. Ci dispiace di perdere, ma non per noi (ché non è una competizione), ma per il paese.”
Poi salutò, si alzò e se ne andò.
|
|
|